“WINDOWS FROM GAZA” NE PARLA MERI CALVELLI

Dal 24 maggio al 6 giugno nella Chiesa di San Severo al Pendino a Napoli saranno in mostra le opere degli artisti palestinesi Majed Shala, Basel El Maqousi e Shareef Sarhan. La mostra si intitolerà “Windows from Gaza”.Durante un’intervista di Libero Pensiero News, Intervista a cura di Claudia Tatangelo, Meri Calvelli, grande attivista pro Palestina dichiara:

«Io lavoro con la cooperazione italiana, in particolare lavoro con una ONG, ACS (Associazione Cooperazione e Solidarietà), una delle numerose organizzazioni italiane che lavorano nei Territori Palestinesi della West Bank e della Striscia di Gaza. I settori sono diversi, ACS in particolare lavora nel settore dell’agricoltura, quindi facciamo molti progetti  con i contadini a Gaza e nella West Bank. Da dopo la chiusura della Striscia di Gaza, o meglio la doppia chiusura, l’occupazione c’è da entrambe le parti ma Gaza è doppiamente isolata, e dopo l’uccisione di Vittorio Arrigoni nel 2011, abbiamo deciso di aprire un centro di scambi culturali. Gli scambi culturali sono un’attività che nel settore della cultura veramente in pochi prendono in considerazione e, soprattutto, non viene finanziata.»

«Non solo nella Striscia di Gaza, ma in generale nei territori palestinesi, il popolo palestinese vive  soltanto di guerra e occupazione, purtroppo da troppi anni.

Non solo gli artisti soffrono dell’impossibilità di confrontarsi con altri artisti, di assistere a mostre internazionali e di spostarsi, ma la società civile tutta, e soprattutto le generazioni nate dopo il 2007, cresce in un ambiente chiuso, privo di qualsiasi contatto col mondo esterno. Non esiste nessun dialogo che possa realmente far capire che cosa pensa la gente lì dentro.»… i bambini di Gaza, spesso non hanno mai visto uno straniero e vivono in condizioni di vita difficili.

L’obiettivo della mostra è quello di far uscire i giovani da Gaza , in questo caso,  verso l’Italia. Ultimamente è veramente difficile uscire dalla Striscia, sigillata sia dalla parte israeliana, ma anche, e soprattutto, dalla parte egiziana. Tuttavia negli ultimi anni abbiamo portato diversi nuclei dei settori dello sport e della cultura a interagire e a formarsi qui in Italia. Rimangono per un periodo e poi ritornano con un bagaglio notevole di conoscenza da condividere con chi è rimasto.»

«Il centro non riceve alcun finanziamento dalle istituzioni, ma vive della collaborazione con associazioni e ONG. In questo caso per la mostra “Windows from Gaza”. Insieme a Fotografi Senza Frontiere abbiamo portato le tele di alcuni artisti palestinesi qui in Italia, dato che gli autori, purtroppo, non hanno avuto l’autorizzazione a uscire dalla Striscia. dove guerre e attacchi, seppur ci sono, non rappresentano la vita quotidiana delle persone che vivono nella Striscia di Gaza. Quest’ultima, al contrario, è espressione della resistenza di questa popolazione attraverso la cultura e attraverso l’arte.»

«Per quanto riguarda il nuovo statuto di Hamas, direi che ha una grande importanza. Per quanto riguarda invece i cambiamenti in toto della situazione, è ancora un po’ presto per dirlo, però senza dubbio è un passo avanti: riconoscere i confini del ’67, per quanto ci si voglia girare intorno, significa riconoscere che al di là di quei confini c’è un altro Stato. Questo passo, fino ad adesso, non era ancora mai stato fatto dal partito di Hamas. Se questo poi si traduca, effettivamente, nella possibilità di avere lo Stato di Palestina non dipende da loro.

Per quanto riguarda i rapporti con l’autorità della West Bank, bisogna dire che la popolazione chiede la riconciliazione da sempre, cioè da quando Hamas ha vinto le elezioni e si è separato dalla Cisgiordania. Dal mio punto di vista è stato un errore non aver permesso loro di governare: Hamas ha vinto delle elezioni fortemente volute dalla comunità internazionale, e in particolare dall’Unione Europea, quindi, se la democrazia è democrazia, dovevano farli governare. Questo non è successo, ma, indipendentemente da quanto è accaduto dopo, le popolazioni di Gaza e Cisgiordania hanno sempre voluto la riconciliazione. Questo è un passaggio forte, sicuramente difficile, ma che deve arrivare, perché abbiamo visto quali sono i risultati di un popolo diviso: l’occupazione continua da ambo le parti. Il problema è che per il momento non c’è questa volontà politica, e lo dimostrano le prese di posizione dell’Autorità Palestinese che in qualche modo, passando come un carro armato sopra tutte queste piccole aperture, ha tolto la possibilità di erogare corrente elettrica, spesa della quale dovevano farsi carico sia dentro la Striscia che fuori. Addirittura l’unica erogazione di corrente elettrica adesso arriva da Israele, ironia della sorte. Le dichiarazioni dell’AP, che in preda ai meccanismi del gioco politico ha abbandonato la popolazione di Gaza, sono fonte di grande depressione e sfiducia per gli abitanti della Striscia. Il popolo di Gaza si sente popolo palestinese e ha paura di essere lasciato solo. Il desiderio comune è dunque non solo la fine dell’occupazione, ma anche la riconciliazione con i palestinesi che vivono nella West Bank.»

Le opere in mostra a ‘Windows from Gaza’ sono acquistabili tramite donazioni

 

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