VITTORIO ARRIGONI

VIKNasce a Besana in Brianza da Ettore Arrigoni ed Egidia Beretta, piccoli imprenditori, e con una sorella maggiore, Alessandra, assistente sociale. I nonni, antifascisti, avevano combattuto nella seconda guerra mondiale, la madre Egidia diverrà successivamente sindaco di Bulciago, mentre il padre Ettore morirà nel dicembre 2011 a seguito di una lunga malattia. Dopo il diploma di ragioneria, lavora inizialmente nell’azienda di famiglia, nel frattempo si dedica all’aiuto umanitario.

Inizia all’età di vent’anni[9] nell’Europa dell’est, in prevalenza con l’organizzazione non governativa IBO.In Croazia, Russia, Ucraina, Estonia, Polonia, Repubblica Ceca ma anche Perù[9][10] e altri paesi, opera nella ristrutturazione di sanatori, nella manutenzione di alloggi per disabili o senzatetto e nell’edificazione di nuove abitazioni per profughi di guerra. Successivamente lavora in Africa (Togo, Ghana e Tanzania) con una cooperativa impegnata contro il disboscamento delle foreste alle pendici del Kilimangiaro e con l’ong YAP, per la quale si occupa della creazione di centri di socialità e centri sanitari.

Nel 2002 è inviato con la ong IPYL a Gerusalemme Est, nella stessa esperienza che vede la morte di Angelo Frammartino. A Nablus, nel 2003, collabora con l’organizzazione del politico francese José Bové. Da quell’anno entra a far parte dell’ong International Solidarity Movement, e si interessa della causa palestinese, scrivendo le sue prime corrispondenze, schierandosi contro il comportamento di Israele verso la popolazione della Striscia di Gaza, criticando inoltre la politica autoritaria e teocratica di Hamas nell’amministrazione della Striscia e quella di al-Fath in Cisgiordania.

Nel 2005 è inserito a sua insaputa nella lista nera delle persone sgradite ad Israele. Il 26 marzo dello stesso anno, per questa ragione, è fermato in ingresso alla frontiera con la Giordania. Picchiato dai militari israelianiviene poi abbandonato in territorio giordano e soccorso da militari giordani. Dopo un’interrogazione parlamentare sulla vicenda da parte del senatore Sauro Turroni al Ministero degli Esteri italiano, lo scrittore Amos Oz spiegherà ad Arrigoni che la presenza a Gaza era a suo parere sgradita poiché avrebbe potuto testimoniare contro Israele per crimini di guerra alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

Nell’estate 2006 partecipa come osservatore internazionale alle prime elezioni libere nella Repubblica Democratica del Congo, accompagnato dal sottosegretario delMinistero degli Esteri italiano Patrizia Sentinelli e col supporto logistico-finanziario del II Governo Prodi

Nel settembre 2007 parte in missione umanitaria in Libano, e presso il campo rifugiati di Beddawi lavora all’ampliamento della clinica locale.

Dopo la precedente espulsione, torna passando via mare nell’agosto 2008 a vivere a Gaza come attivista umanitario; al suo arrivo riceve la cittadinaza onoraria palestinese.] Dalla Striscia, diffonde informazioni sulle condizioni dei palestinesi gazawi. Nel novembre dello stesso anno è ferito, incarcerato e espulso dall’esercito israeliano per aver difeso quindici pescatori palestinesi che cercavano di pescare nelle proprie acque territoriali. Rientra definitivamente a Gaza il 21 dicembre, a bordo della nave Dignity del movimento Free Gaza.

VIK8Reporter e scrittore

Particolarmente attivo nella comunicazione via Internet, gestendo più canali di informazione su YouTube e alcuni blog, tra i quali anche uno personale di critica epoesia, Arrigoni era reporter per il quotidiano Il manifesto, per PeaceReporter, per Radio 2 (Caterpillar), Radio Popolare,[26] per l’agenzia stampa InfoPal e commentatore per numerose altre testate italiane e internazionali. Con ManifestoLibri pubblica nel 2009 il libro Restiamo umani, raccolta dei propri reportage da Gaza, tradotto in inglese, spagnolo, francese e tedesco, con l’aggiunta di un’introduzione dello storico israeliano Ilan Pappé.

Durante l’Operazione Piombo fuso, il suo blog Guerrilla Radio, nato nel luglio del 2004, e i suoi reportage ottengono notorietà internazionale in quanto unico cronista sul campo all’inizio dell’operazione. Il sito di Arrigoni, durante Piombo Fuso diviene il blog più visitato in Italia..

In quel periodo è anche oggetto, con altri membri dell’International Solidarity Movement (ISM), di esplicite minacce di morte da parte di un sito web (“StopTheISM”) vicino ad ambienti dell’estrema destra filoisraeliana, e indicato come primo bersaglio.

Nel 2010, dopo aver dichiarato stima per lo scrittore Roberto Saviano e il giornalista Marco Travaglio, al quale nel 2008 aveva dedicato un canale YouTube, critica duramente alcune forti affermazioni pro-israeliane di entrambi. All’inizio del 2011 è querelato per diffamazione con il parroco Giorgio De Capitani dalla giornalista del TG1 Grazia Graziadei, a causa di un commento sulla giornalista scritto da Arrigoni nel giugno 2010 inerente a un servizio da lei prodotto su Marcello Dell’Utri

Il 4 gennaio 2011 ripubblica sul proprio blog il manifesto dei giovani di Gaza Gaza Youth Breaks Out in segno di protesta e a favore della loro rivendicazione di libertà e democrazia sia dall’occupazione israeliana sia dall’oppressivo regime di Hamas. Nelle ultime settimane della sua vita prende posizione a favore delle rivoluzioni del 2011 in corso in diversi Paesi arabi, con l’auspicio di giungere a maggiore libertà e istituzioni democratiche per le popolazioni musulmane coinvolte.

Rapimento e morte

La sera del 14 aprile 2011 viene rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all’area jihadista salafita[45][46], all’uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. In un video immediatamente pubblicato su YouTube, in cui Arrigoni viene mostrato bendato e legato, i rapitori accusano l’Italia di essere uno “stato infedele” e l’attivista di essere entrato a Gaza “per diffondere la corruzione”. Viene inoltre lanciato un ultimatum, minacciando l’uccisione di Arrigoni entro il pomeriggio del giorno successivo, e chiedendo in cambio della sua liberazione la scarcerazione del loro leader, Hisham al-Saedni, più noto come sceicco Abu al Walid al Maqdisi, e di alcuni militanti jihadisti detenuti nelle carceri palestinesi.

Il giorno successivo, il corpo senza vita di Arrigoni è rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un’abitazione di Gaza; secondo le forze di sicurezza di Hamas, la morte sarebbe avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile per strangolamento. L’autopsia svolta successivamente all’Istituto di medicina legale dell’Università Sapienza di Roma confermò i rilievi palestinesi.[53]

Indagini e processo

Nei giorni seguenti, le indagini delle forze di sicurezza di Hamas conducono all’individuazione dei presunti responsabili del rapimento; il 19 aprile 2011 le forze armate di Gaza penetrano nel campo profughi di Nuseirat per eseguire gli arresti. Due terroristi – tra cui il capo, il giordano Abdel Rahman Breizat – rimangono uccisi in un conflitto a fuoco mentre un terzo viene fermato.[55] Fonti dell’organizzazione salafita hanno successivamente dichiarato che la responsabilità del rapimento sarebbe da attribuirsi a un gruppo illegale “impazzito”.

Il processo per omicidio inizia a Gaza l’8 settembre 2011 a carico di quattro soggetti (Abu Ghoul, 25 anni, Khader Jram, 26 anni, Mohammed Salfi, 23 anni, e Hasanah Tarek) e si conclude il 17 settembre 2012 con due condanne all’ergastolo per omicidio e altre due a 10 anni e 1 anno di carcere rispettivamente per rapimento e favoreggiamento. La famiglia Arrigoni in quell’occasione si era dichiarata contraria alla pena di morte per gli assassin.

Reazioni internazionali e funerali

L’omicidio di Arrigoni ha suscitato sdegno e proteste in tutto il mondo, ed è stato condannato in modo unanime dalle Nazioni Unite e da vari capi di stato. Le autorità della striscia di Gaza hanno tributato un “saluto solenne” con centinaia di partecipanti alla salma di Arrigoni prima del suo trasferimento verso l’Italia.

Per rispettare le volontà di Arrigoni, la famiglia ha disposto che la salma tornasse in Italia passando dall’Egitto e dal valico palestinese di Rafah anziché dal territorio di Israele.[64] I funerali, svoltisi a Bulciago e celebrati da Monsignor Hilarion Capucci, hanno visto la partecipazione di migliaia di persone giunte da tutta Europa.L’assenza di rappresentanti del governo italiano e di un riconoscimento pubblico in memoria di Arrigoni hanno causato forti polemiche

Tra le molte manifestazioni di affetto, vi fu anche quella di Moni Ovadia, che ha definito Arrigoni “un essere umano che conosceva il significato di questa parola”

——–

<script type=”text/javascript”>
/* <![CDATA[ */
document.write(‘<s’+’cript type=”text/javascript” src=”http://ad.altervista.org/js.ad/size=300X250/r=’+new Date().getTime()+'”><\/s’+’cript>’);
/* ]]> */
</script>

Lascia un commento

*