LA NAKBA

Alla fine del 1800 nasce il movimento sionista, che aspira a riunire tutti gli Ebrei sparpagliati  nel mondo in un nuovo stato. E dopo avere vagliato le possibili sedi in cui realizzare tale progetto, la scelta cade sulla Palestina dove viene stabilita  la prima colonia sionista, Petach Tiqva, nel 1878. Teodoro Hertzl, fondatore del sionismo, ritiene che le reminiscenze bibliche possano fungere la catalizzatore verso l’immigrazione degli ebrei in Palestina.In effetti, inizialmente i palestinesi accolsero di buon grado i nuovi immigrati.

“Le cose iniziarono a cambiare quando fra il 1882 e il 1903, furono circa 25.000 sionisti ad emigrare in Palestina per sfuggire alle persecuzioni in Russia e Polonia, aiutati dalla Banca Ebraica di Rothschild e si aggravarono ulteriormente con la seconda ondata migratoria che avvenne nel 1914 e”>Le cose iniziarono a cambiare quando fra il 1882 e il 1903, furono circa 25,000 sionisti ad emigrare in Palestina per sfuggire alle persecuzioni in Russia e Polonia, aiutati dalla Banca Ebraica di Rothschild e si aggravarono ulteriormente con la Seconda ondata migratoria Che avvenne nel 1914 che  vede la Palestina raddoppiare il numero degli Ebrei sul suo territorio. Nello stesso anno, Russia, Gran Bretagna e Francia, desiderose di spartirsi l’impero Ottomano, dichiarano guerra alla Turchia, aiutate dal nazionalismo arabo Che aspira a conquistare l’Indipendenza. Il 2 Novembre del 1917 una Lettera del Ministro degli Esteri Britannico Arthur James Balfour “La Dichiarazione Balfour”  di Baron Rothschild, capo della comunita Ebraica Britannica, Europa , annuncia la Trasmissione della Federazione sionista dall Europa in Palestina..“Il Governo di Sua Maestà vede favorevolmente questo insediamento in Palestina che descrive come un focolare nazionale per il popolo ebraico, e da quel momento si adopererà per facilitare il raggiungimento di tale obiettivo. Allora fu scritto e confermato che “nulla sarebbe stato fatto contro le esistenti comunita arabe in Palestina, o contro i diritti e lo stato politico degli Ebrei in qualsiasi altro paese. “L’originale di questo Documento è conservato presso la  British   Library in Gran Bretagna  che contiene la famosa dichiarazione di Balfour, che promette sostegno per “La Nascita dello Stato  ebreo in Palestina”, nonostante Il fatto che gli Ebrei rappresentino Meno dell ‘8% della popolazione della Palestina.
La I ° Guerra Mondiale Termina con la capitolazione  Ottomana,Le Grandi Potenze tradiscono i Patrioti arabi che le avevano aiutate, e si spartiscono l’immenso territorio di Palestina, Giordania, Egitto e Iraq.   Sotto il Controllo Britannico. Il mandato inglese sulla Palestina viene ufficialmente approvato dalla Lega delle Nazioni nel 1922, nonostante il parere Negativo espresso dalla Commissione d’Inchiesta americana King-Crane, Inviata in Medio Oriente , anni prima con lo scopo di accertare quali fossero i desideri della popolazione autoctona (questo dimostra chiaramente che la Palestina era gia Uno Stato)Durante questo periodo l’emigrazione Ebraica, aumenta drammaticamente portando la percentuale di Ebrei Residenti in Palestina al 20%. La percentuale di terra posseduta Dagli Ebrei Passa dall ‘1,7% del 1920 al 6% NEL 1947.I Palestinesi Sono Stretti tra due fuochi: da un lato le Potenze mandatarie e dall’altro un’immigrazione massiccia di Ebrei che mina gli equilibri del Paese.
 Grandi scioperi e Rivolte arabe infiammano la Palestina finchè gli Inglesi finalmente decidono di mettere un freno all ‘ arrivo di Ebrei.A questo punto entra in azione l’Attività terroristica dei Gruppi paramilitari ebraici (banda Stern, Hagana, Tsel, Irgun, Palmach)  La Rivolta va  in una triplice direzione: 
1) Contro Gli Inglesi (attentato al King David Hotel),
2) Contro l’ONU (Assassinio dell’inviato delle Nazioni Unite, lo svedese conte Folke Bernadotte, ucciso da Elementi della banda Stern uno Gerusalemme),
3) Contro i Palestinesi (innumerevoli e cruenti Massacri Contro la popolazione civile per spingerla ad abbondanare case e terre, Che vengono subito confiscare ed occupate da Immigrati Ebrei).

Alla fine del 1947 la catastrofe è compiuta. La Gran Bretagna, dopo aver mantenuto tutti i patti stretti con i ricchi ed influenti circoli ebraici europei, rinuncia al mandato ed i sionisti dichiarano la nascita dello stato d’Israele sulla base di una divisione della Palestina che i palestinesi avevano rifiutato, appellandosi al diritto di autodeterminazione dei popoli. Le forze militari israeliane , fin da allora si imposero costringendo la popolazione autoctona ad un esodo di grandissime dimensioni, mai visto prima in nessun luogo del mondo

rif; line-height: normal; text-align: -webkit-auto;”>viene assegnato dalla Palestina all’esodo delle popolazioni arabeintensificatosi a partire dal 15 maggio 1948, con il quale il Regno Unito attribuì ad Israele, la sovranità su quei luoghi.
Il Termine “al-Nakba“, in araboالنكبةsignifica catastrofe” e viene commemorata ogni anno dal popolo Palestinese per rievocare l’estromissione di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dai confini dello Stato  del Mandato Britannico sulla PalestinaCio avvenne  distruggendo coltivazioni e costringendo i legittimi proprietari di terre a spostarsi oltre i confini di quello, che fino a quel momento era già uno Stato, dal nome Palestina. L’EVACUAZIONE tutt’ora viene attuata con mezzi bellici e illegalicontravvenendo persino Alle Leggi Internazionali stabilite dal Patto di Ginevra

Tra Giugno del 1946 e Gennaio 1949 inizia  ufficialmente la Guerra Arabo-Israeliana. Tra i 700’000 e i 900’000 Palestinesi furono costretti a lasciare le loro caseOggi, in Medio Oriente, vivono 4 Milioni e mezzo di Rifugiati Palestinesi.
Un privilegio negato al Milione e 650 mila Palestinesi della terza Generazione costretti a vivere nei campi profughi della Cisgiordaniadella Striscia di Gaza,della Giordaniadella Siria e del Libano.
QUESTA TUTTA STORIA TACIUTA.
Oggi la tragedia del popolo Palestinese e Legata all’atteggiamento d’Israele, che si ostina  tacere cio che è realmente avvenutocon la complicità delle Principali Potenze Mondiali. che  la temono da una parte e dall’altra agevolano la sua potenza economica monndiale.
Gli israeliani continuano ad ignorare la Storia e la Cultura PalestineseNelle scuole insegnano che questa è la loro terra e che prima che ci arrivassero era disabitata, la descrivono come :«Una terra Senza popolo  per un popolo senza terra» che era lo slogan di Israel Zangwillil capo del Movimento sionistaLa sua eco si sente ancora oggi. VERGOGNA !
I Palestinesi sono descritti da Israele come un popolo poveroignorante violentoimmagine errata che hanno voluto diffondere nel Mondo, per apparire loro quel popolo civile costretto a reagire con violenza. Mentre realmente è ISRAELE FEROCE TERRORISTA!

                                          INTIFADA – انتفاضة

Intifada (dall’araboانتفاضة Intervento“, “sussulto”). E’ un termine arabo e significa Rivolta”Con questa parola si identifica la Rivolta Palestinese contro l’Occupazione Israeliana e  indica anche la debolezza del popolo Palestinese e le sue sofferenze sotto l’Occupazione Israeliana.
L’Intifada è uno degli aspetti che ha caratterizzato il Conflitto Israelo-Palestinese che denuncia la presenza illegittima degli israeliani in Palestina.La Prima Intifada Palestinese ha il suo inizio riconosciuto  nel 1987 quando un camion guidato da un colono israeliano travolge un taxi, nel campo profughi di JabaliyaNell’incidente rimangono uccisi quattro PalestinesiNaturalmente ciò non giustifica una reazione di tale portata  in realta gli israeliani continuavano ad avanzare nel territorio palestinese, distruggendo case fissando confini sempre p avanti  provocando morti e tanta sofferenza che hanno alimentato sentimenti di ribellione.
Le violenze e le proteste perdono di intensita nel corso degli anni che seguonopur non fermandosi mai definitivamente. Questa Prima Intifada SI concluderà con “Gli ACCORDI di OSLO”(agosto1993) che riconosce l’Autorità Nazionale Palestinese.
Il 28 settembre 2000 esplode la Seconda Intifada Palestinese (nota anche come Intifada di al-Aqsa). Quando, l’allora capo dell’opposizione israeliana ArielSharon e il Suo entourage di 1,000 Uomini Armatientrano a Gerusalemme dove sorgono le due antiche moschee (al-Aqsa e la Cupola della Roccia),con l’Intento di occuparla.

 
Addirittura gli israeliani costruiscono il”Muro di Separazione” che chiamano la”Barriera di sicurezza”, che consiste in un sistema  di barriere fisiche costruite da Israele in Cisgiordania, allo scopo ufficiale d’impedire   fisicamente ogni intrusione di terroristi Palestinesi nel territorio Nazionale.Questa Barriera, consiste in una successione di muri Lunga circa 700 km, di trincee e porte elettroniche. Questa Barriera è in Effetti il  “MURO DELLA VERGOGNA, IL MURO DELL’APARTHEID”
Gli israeliani dichiarano che quel muro ha evitato gli attentati anti-israeliani dopo  la sua costruzione ….. ma Noi sappiamo bene Che Tutto ciò è stato fatto per precludere libertà di movimento ai Palestinesi, impedendo molti accessi alle loro  terre coltivate, provocando l’Isolamento di alcuni villaggi, la divisione di intere famiglie, e la certezza che esso rappresenti, di fatto, una futura frontiera di cui  i Palestinesi rifiutano il tracciato.Gerusalemme si è ritrovata divisa in due ,  da un muro alto 8 metri che serpeggia nei quartieri arabi di Gerusalemme e di Betlemme. Su Tali Porzioni il muro e situato Fino a 5 km al di là della Linea Verde, all’interno della Cisgiordania.In realtà la linea verde che indica il posizionamento del muro lungo circa   725 km,  ingloba la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi-totalità dei pozzi spesso si discosta in certi posti a più di 28 chilometri dalla linea verde stabilita e approvata  su domanda dei palestinesi e degli Europei dalla Corte Suprema di Giustizia israeliana….ma gli israeliani continuano a fregarsene di accordi e leggi e fanno i propri comodi….sotto l’indifferenza e il silenzio delle potenze mondiali occidentali.

 A sud di Gerusalemme e di Betlemme, la barriera, dapprima al livello del blocco di colonie di Gush Etzion, penetra fino a quasi 10 km in Cisgiordania. Basti pensare che Israele sta tentando di  eleggere a  propria capitale Gerusalemme per capire quali possano essere i suoi programmi espansionistici….visto che Gerusalemme al momento risulterebbe per metà nel  territorio palestinese.
Secondo il Dipartimento Palestinese per gli Affari Negoziali e altre fonti, il 45% delle terre coltivate palestinesi (compresa una parte fra le più fertili), e un terzo dei pozzi d’acqua della cittadina, si ritrovano all’esterno della barriera, e i contadini devono ormai chiedere permessi alle autorità israeliane per accedere alle loro terre situate dall’altra parte della barriera.
Nel maggio 2004, la costruzione di muri e passaggi obbligati della barriera ha condotto ormai allo sradicamento di 102.320 olivi e piante d’agrumi, demolito 75 acri di serre e 37 km di condotte d’irrigazione. Fino ad oggi la barriera incombe su 15.000 dunum (15 km²) di terre confiscate, a qualche metro soltanto da piccoli villaggi o frazioni.
E’ intuibile il grave disagio che questo muro ha creato al popolo palestinese sia a livello sociale che economico, impedendo sia l’entrata che l’uscita di civili che di merci.
 

  E adesso parliamo della Striscia Gaza.

La Striscia di Gaza (in arabo: قطاع غزة ) è un territorio palestinese confinante con Israele e con  Egitto. 
Gaza (in arabo: غزة ) è la più grande città della Striscia di Gaza, è parte dei territori palestinesi. La città, che ha una popolazione di circa 400.000 abitanti, è abitata fin dal 3000 a.C.Secondo i termini del piano di partizione delle Nazioni Unite del 1947, la zona di Gaza era destinata a diventare parte del  nuovo Stato arabo. Dopo lo scioglimento del Mandato britannico della Palestina, la successiva Guerra arabo-israeliana del 1947-1948 e la dichiarazione d’indipendenza di Israele (maggio 1948), la striscia di Gaza si ritrovò isolata dal restante territorio palestinese, incuneata tra Israele, l’Egitto e con alle spalle il mare. L’Egitto ne assunse quindi l’amministrazione, dal 1949 al 1967. Ai rifugiati palestinesi non venne peraltro mai offerta la cittadinanza egiziana.

Israele ha occupato la Striscia di Gaza di nuovo nel giugno 1967 durante la guerra dei sei giorni (Naksa) . L’occupazione militare è durata per 27 anni, fino al 1994. Tuttavia, secondo gli accordi di Oslo, Israele mantiene il controllo dello spazio aereo, le acque territoriali, l’accesso off-shore marittimo, l’anagrafe della popolazione, l’ingresso degli stranieri, le importazioni e le esportazioni, nonché il sistema fiscale. Rafah è un passaggio che si trova sul confine egiziano.
Nel maggio 1994, a seguito degli accordi israelo-palestinese, noti come accordi di Oslo,
Gran parte della Striscia (tranne che per la liquidazione blocchi militari e le zone insediate) passò sotto il controllo palestinese.

L’Autorità palestinese, guidata da Yasser Arafat, ha scelto la città di Gaza come la sua prima sede provinciale. Nel settembre 1995, Israele e l’OLP firmarono un secondo accordo di pace che estende l’amministrazione dell’Autorità palestinese alla maggior parte delle città della Cisgiordania.

ll 14 agosto 2005 il governo israeliano ha disposto l’evacuazione della popolazione israeliana dalla “Striscia” .

Tutti i coloni che partirono entro la mezzanotte del 16 agosto, ebbero la possibilità di utilizzare mezzi propri e si videro riconosciuto il diritto all’indennizzo stanziato dal governo.
Il 12 settembre 2005 il territorio della Striscia di Gaza passò in mano palestinese, e gli abitanti ebbero accesso alle aree che erano state loro precedentemente vietate. Alcuni palestinesi ne approfittano per vendicarsi dell’occupazione dando fuoco alle sinagoghe abbandonate e a circa 10 milioni di dollari di infrastrutture fra cui serre per coltivazioni.
Il partito palestinese di al-Fatah governò ufficialmente sulla striscia di Gaza, per circa due anni , poi vennero indette nuove elezioni, vinte dal partito islamista Hamas e ritenute regolari da tutti gli osservatori internazionali. La zona dove Hamas ottenne il maggiore appoggio popolare fu la striscia di Gaza.In realtà molti pensano che le elezioni furono manomesse e truccate come fu messa in dubbio persino la causa che determinò la morte del leader di al-Fatah , Arafat (si pensa sia stato avvelenato).
Hamas, si organizzò militarmente, per timore chee gli sfuggisse di mano il controllo del posto,
e questo non piacque ne’ all”Unione europea, ne’ agli Stati Uniti, che la tacciarono di essere un’organizzazione terroristica. Di conseguenza , nel giugno del 2007 la tensione tra Hamas e al-Fatah e Hassam ,  sfociò in scontri aperti tra le due fazioni che in pochi giorni fecero oltre un centinaio di morti. Il 14 giugno 2007 Hamas, dopo una campagna militare efficace e violenta, conquistò la sede militare dell’ANP arrivando di fatto al controllo dell’intera Striscia di Gaza.
A questo punto sraele capì che stava perdendo qualsiasi potere sulla Striscia  di Gaza ed entrò in conflitto contro Hamas  minacciando  un embargo verso la Striscia, organizzò inoltre missioni di guerra e eseguì quelli che definì assassini mirati contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi per la sua sicurezza, che in realtà causarono diverse centinaia di morti palestinesi tra la popolazione della Striscia, Hamas reagì   effettuando il lancio di razzi Qassam e tiri di mortaio contro installazioni e città israeliane.Il 1º marzo 2008, l’esercito dello Stato di Israele con l’operazione Inverno caldo invase direttamente la zona, con forze blindate ed aeree. Nell’ambito di una tregua di sei mesi, mediata nel giugno 2008 dall’Egitto, Hamas accettò di porre fine al lancio dei razzi in cambio di un alleggerimento del blocco da parte di Israele. Il cessate-il-fuoco, però, non fu completamente osservato: si sono contati 49 palestinesi uccisi nel periodo di tregua. Inoltre Israele non ha rispettato la parte centrale dell’accordo, che prevedeva l’alleggerimento del blocco: invece dei 450 camion di aiuti giornalieri previsti, al massimo a una settantina era concesso attraversare i confini di Gaza, aggravando le condizioni di vita di una popolazione che sopravvive in gran parte grazie ad aiuti umanitari.
Israele il 4 novembre  con un attacco dentro il territorio di Gaza , uccise 6 guerriglieri di Hamas, azione che i palestinesi interpretarono come un’aperta violazione della tregua. A metà dicembre, Hamas, per voce del primo ministro del suo Governo a Gaza, ha dichiarato “Non ci sarà nessun rinnovo della tregua senza un alleggerimento dell’assedio”. Hamas risponde  alle ostilità il 19 dicembre con lanci di razzi dalla Striscia, Israele astutamente dichiara di voler ripristinare la sicurezza nella zona e, il 27 dicembre 2008 i vertici politici israeliani  lanciano l’operazione Piombo fuso contro la Striscia, dichiarando che i bombardamenti  aerei sarebbero stati mirati a colpire le postazioni di lancio dei razzi artigianali qassam. Secondo fonti israeliane e filo-israeliane i militanti di Hamas, posizionavano tali rampe in prossimità di scuole, abitazioni civili (nonostante l’opposizione dei proprietari delle abitazioni stesse), ospedali, sedi televisive,.Nonostante la dichiarata intenzione di colpire postazioni di lancio, sedi governative ed altri obiettivi militari, il numero di vittime fra i civili palestinesi è stato alto, anche per via dell’assenza di adeguati rifugi per la popolazione della Striscia e per l’elevata densità di popolazione della stessa. Secondo le stime del ministero della salute palestinese, riprese dall’ONU, gli attacchi avrebbero causato la morte di 1.380 palestinesi (la maggior parte dei quali civili) e il ferimento di 5.380.
La notte del 3 gennaio 2009 è iniziata l’invasione di terra da parte dell’esercito israeliano; la notte del 12 gennaio 2009, invece, per la prima volta nella storia della Striscia, le truppe israeliane penetrano nella città di Gaza, invadendo la periferia. L’avanzata avviene poche ore dopo che il primo ministro Ehud Olmert aveva messo in guardia i militanti di Hamas contro il “pugno di ferro” che si sarebbe abbattuto su di loro se avessero rifiutato di porre fine alle ostilità.  Ma le ostilità in effetti erano stati  gli israeliani a non averle mai cessate e  Hamas si era solo difesa rispondendo all’offensiva con l’operazione Piombo Fuso. israele fa persino uso di armi illegali come le bombe al fosforo bianco. La diplomazia internazionale si è messa in moto per cercare di rilanciare il dialogo tra le due parti. L’Unione Europea, il 15 gennaio scorso, ha approvato una risoluzione in cui viene chiesto il ritiro delle truppe israeliane e l’apertura dei valichi di frontiera per permettere il passaggio degli aiuti umanitari . Israele fa orecchie da mercante e nessuno fa nulla per impedirle il massacro.. Gaza non appartiene a nessuno . lo Stato sovrano è prepotentemente Israele che mantiene il controllo delle frontiere terrestri, ad eccezioni di quelle con l’Egitto, di quelle marine e dello spazio aereo. Subito dopo il ritiro nel 2005 di Israele, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato, “lo status giuridico delle aree previsto per l’evacuazione non è cambiato”. Poco dopo, l’avvocato palestinese-americano Gregory Khalil, ha dichiarato: “Israele ancora controlla ogni persona, ogni bene, letteralmente ogni goccia d’acqua che entra o esce dalla Striscia di Gaza. È pur vero che le sue truppe non ci sono più… ma non vi è ancora la possibilità da parte dell’Autorità palestinese di esercitare il controllo”. Anche Human Rights Watch ha contestato che l’occupazione sia effettivamente finita. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari mantiene un ufficio su “Territorio palestinese occupato”, che comprende la stessa Striscia di Gaza. Aprile 2009: Una parte della merce acquistata dai mercanti di Gaza viene trattenuta in magazzini controllati da Israele. Il numero dei beni trattenuti dallo stato ebraico ha recentemente raggiunto i 1.757 contenitori per un valore di circa $ 100 milioni. Oltre Israele, anche l’Egitto è in parte responsabile ad aggravare la situazione economica dei palestinesi. Le autorità egiziane organizzano a Rafah vendite all’asta di beni sequestrati sul territorio egiziano nella parte palestinese della frontiera. Spesso i commercianti egiziani sono la fonte del contrabbando di merci, e a rimettere sono i mercanti palestinesi che pagano per merci che non riceveranno mai.  il 31 maggio 2010,  una flottiglia di attivisti pro-palestinesi, conosciuta come la “Freedom Flotilla per Gaza”, trasportante aiuti umanitari ed altre merci, tra cui un carico di 10.000 tonnellate di calcestruzzo, ha tentato di violare il blocco di Gaza ed è stata intercettata da forze navali israeliane nelle acque internazionali del Mediterraneo, e attaccata.Nove attivisti dell’IHH sono stati uccisi dal commando israeliano, ci sono state dozzine di feriti, e centinaia di arrestati. I soldati israeliani hanno detto di aver utilizzato le armi solo dopo che le loro vite erano state messe in pericolo; nei video ad immagine termica diffusi dall’IDF ed in quelli delle telecamere di sicurezza della nave si vedono i soldati scendere dagli elicotteri e calarsi a bordo della nave, ed un numero elevato di persone presenti sulla tolda della nave prepararsi ad aggredirli con bastoni, coltelli, catene e sbarre metalliche. Funzionari israeliani hanno accusato l’IHH di aver inviato un gruppo di attivisti sulla Mavi Marmara per istigare violenze; la IHH ha respinto le accuse. Le immagini dei video parlano più di ogni parola.
Le navi della Flotta, che battevano bandiere americana, turca, greca e svedese  sono salpate dalle coste di Cipro con a bordo 610 persone fra cui 44 tra parlamentari e politici, il Premio Nobel per la pace Mairead Corrigan e lo scrittore svedese Henning Mankell. Molti di loro erano turchi, i restanti appartenevano a vari Paesi:
Funzionari israeliani hanno accusato l’IHH di aver inviato un gruppo di attivisti sulla Mavi Marmara per istigare violenze; la IHH ha respinto le accuse

 

www.youtube.com/watch?v=P7tT3FA2vUQ&feature=player_embedded#at=338

www.youtube.com/watch?v=R52mI_rrTNI

La nave turca Mavi Marmara, coinvolta nell’incidente della Freedom Flotilla
 
Alcuni Giorni prima dell’incidente Gli organizzatori avevano preannunciato le proprie intenzioni  non tanto di portare aiuti umanitari quanto piuttosto di forzare il blocco – e l’obiettivo di sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica in favore di Gaza. Alla notizia il governo di Israele aveva fatto sapere che non avrebbe acconsentito alla violazione del blocco, ed aveva proposto ed organizzato l’accompagnamento delle navi al porto di Ashdod, ed il conseguente trasporto degli aiuti via terra verso Gaza.Il 1º giugno 2010, il presidente egiziano Hosni Mubarak, in risposta diretta agli eventi per quanto riguarda l’incidente della Freedom Flotilla di Gaza, ha aperto il Valico di Rafah a tempo indeterminato. Come risultato, i camion di aiuti sono entrati a Gaza per tutta la mattinata seguente, inoltre sono stati fatti entrare generatori di energia trasportati dalla Mezzaluna Rossa egiziana, e centinaia di abitanti di Gaza che si trovavano in Egitto. Nascono dei movimenti di solidarietà nei confronti dell popolo palestinese:

Il Free Gaza Movement dichiara di voler aumentare la consapevolezza “sull’illegale blocco israeliano a Gaza”.Ritiene che il blocco di Gaza da parte di Israele è ingiustificato e che nega ai palestinesi beni e servizi vitali. Dicono che anche le Nazioni Unite hanno criticato ripetutamente il blocco di Gaza da parte di Israele. Il carico era composto, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, da cibo, materiale medico, 10.000 tonnellate di calcestruzzo, costruzioni prefabbricate e apparecchi didattici; parte di questa merce è vietata da Israele a Gaza secondo le leggi Israeliane dato che Hamas costruisce tunnel e bunker con il calcestruzzo. Audrey Bomse, consigliere giuridico del Free Gaza Movement sostiene che gli israeliani non avrebbero mai consegnato il carico a Gaza perché considerato illegale, ma che lo stesso carico é necessario per la ricostruzione dopo i bombardamenti su Gaza nel 2009 durante l’operazione Piombo Fuso. altri movimenti la TJP (Truth Justice Peace), ISM (International Solidarity Movement). Nasce  e si  moltiplica velocemente l’interesse rivolto verso la situazione palestinese, specialmente dopola morte di ragazzi attivisti come:  Rachel Corrie, nel tentativo di fermare l’avanzata di una ruspa ,Tom Hurndall, colpito alla testa dall’esercito israeliano,  mentre tentava di proteggere alcuni bambini palestinesi nel campo profughi di Rafah, Vittorio Arrigoni (Vik) il nostro ragazzo ucciso, per avere urlato al mondo le verità scomode di questo sporco massacro. Di loro e della  storia più attuale ne parlo abbondantemente in questo blog dedicato  a Vikrespiro importante della mia anima verso un sogno di libertà, per ogni popolo della terra  oppresso dall’ingordigia e dall’indifferenza umane.    


 
 Gaza 1956. Note ai margini della storia

di Joe Sacco

Articolo a cura di Chiara Comito

13/01/2011 – Nel novembre del 1956 successero a Gaza due gravissimi massacri di palestinesi ad opera dell’esercito israeliano. Il primo accadde nella cittadina di Khan Younis, sullo sfondo della crisi di Suez e del tentativo di Francia, Gran Bretagna e Israele di rovesciare il governo di Nasser in Egitto: gli israeliani occuparono la Striscia di Gaza e, tra varie operazioni militari, nel novembre del 1956 uccisero decine di rifugiati palestinesi. L’ UNRWA, l’agenzia dell’ONU per il Soccorso e l’Occupazione che dal 1949 opera per aiutare i rifugiati palestinesi in Medio Oriente, stimò in quell’occasione che rimasero uccise 275 persone. Il secondo episodio avvenne a pochi giorni di distanza, il 12 novembre 1956 nella vicina città di Rafah, quasi attaccata al confine con gli insediamenti israeliani. In un solo giorno morirono 50, 70, forse più di 100 palestinesi (la stima è ancora inesatta), tutti uomini tra i 15 e i 60 anni, uccisi dalle forze armate israeliane durante l’espletamento di operazioni di controllo a Gaza.
Entrambi gli episodi, o incidenti come sono passati alla Storia, costituiscono le “note ai margini” diGaza 1956, il nuovo e impressionante lavoro storiografico e di ricerca del giornalista e disegnatore Joe Sacco, già noto per aver raccontato la vita degli abitanti di Gaza nei primi anni Novanta con il suo Palestina. Una nazione occupata, del 2002. L’opera di Sacco è davvero unica nel suo genere: attraverso i suoi disegni (e davvero vividi sono i volti dei palestinesi, segnati da mille rughe e pieghe della bocca, con occhi profondi e infossati, testimoni del proprio dolore e della propria disperazione), il giornalista porta con sé il lettore dentro la Storia e tra le tante storie nascoste tra le sue pieghe, che non sono per questo meno importanti, raccontando con le immagini per circa 400 pagine quello che la parola scritta non basta a trasmettere. O, per dirla con le parole della giornalista israeliana Amira Hass: “Da sola, la parola scritta non basta a comunicare l’orrore”.
A differenza di Palestina, in Gaza 1956 si sorride molto meno, è una storia più cupa e non solo per gli episodi che vengono narrati, ma anche per il senso di ripetizione degli eventi descritti e vissuti, i quali si susseguono a Gaza senza soluzione di continuità. “E’ difficile ricordarsi del 1956 perché gli eventi si susseguono l’uno dopo l’altro”, gli dice un palestinese. Con Sacco, infatti il graphic novel assurge a ruolo di saggio storico, uno strumento da cui non si può prescindere per capire gli avvenimenti di oggi. Mentre Sacco è nella Striscia di Gaza (vi arriva nel 2001 per raccogliere le testimonianze su Khan Younis, e poi tra il 2002 e il 2003 per l’episodio di Rafah) a raccogliere brandelli di vita passata, la Storia procede inesorabilmente: continuano i bombardamenti, scontri, morti, funerali, proclami di guerre e prosegue incessantemente la distruzione delle case dei palestinesi che si trovano al confine con Israele. “Perchè vuoi scrivere del 1956 ? – gli chiede il figlio di un sopravvissuto di Rafah – adesso è molto peggio”. I palestinesi, che devono confrontarsi ogni giorno con il succedersi degli eventi non capiscono l’interesse di Sacco per le sabbie mobili in cui sono bloccate le storie di Khan Younis e Rafah di cinquant’anni prima.
Khan Younis e Rafah sono solo due delle tante note a margine della Storia: episodi dimenticati che però sono stati giorni importanti e indelebili nelle menti e nei ricordi di chi li ha vissuti. Tuttavia, sono pur sempre passati più di cinquant’anni ed ecco che le memorie dei palestinesi che hanno vissuto quegli eventi tendono a volte a confondersi con i ricordi di altri episodi drammatici.
Il lavoro storiografico di Sacco è stato immane nel cercare di ricostruire quello che la storia ufficiale ha dimenticato o tralasciato di raccontare o raccontato con incompiutezza. Insieme al fedele amico Abed, sua guida ed interprete, Sacco ascolta, annota, ricostruisce ed espunge dalla sua ricostruzione i ricordi traballanti o confusi. Ma sebbene molto spesso traballanti, la verità essenziale, come ricorda Sacco in una intervista online, è che questi avvenimenti sono successi davvero. Quelle persone possono aver dimenticato dei particolari, confuso i tempi e scordato i nomi dei morti: ma hanno vissuto quei drammatici momenti ed è quindi importante raccontarli e che la gente ne venga a conoscenza. La sua speranza è che quanto da lui raccontato serva a ricordare il passato per capire come “l’odio sia stato piantato nei cuori” ed evitare di ripeterlo in futuro.
Non possiamo che raccogliere il suo appello e condividerlo il più apertamente possibile.
Joe Sacco è nato a Malta nel 1960. La sua famiglia è emigrata prima in Australia e poi, quando Joe aveva circa 12 anni, in America. Si è laureato all’università dell’Oregon in giornalismo. Quando non è in giro per il mondo per lavoro vive a Portland. I suoi lavori di maggior successo internazionale sono stati: Palestina. Una nazione occupata (2002), Gorazde. Area Protetta (2007), Neven. Una storia da Sarajevo (2007). Nel 2006 ha vinto l’American Book Award per Palestina. Gaza 1956 è uscito in Italia nel settembre 2010, edito da Mondadori. Nel 2010 ha disegnato The unwanted, un reportage a fumetti sulla condizione dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa dall’Africa e che finiscono però a Malta: www.guardian.co.uk.

Risoluzioni ONU violate da Israele

– Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
– Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
– Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquantasei persone;
– Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
– Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
– Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
– Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
– Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
– Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
– Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
– Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
– Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
– Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
– Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
– Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
– Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
– Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
– Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
– Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
– Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
– Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
– Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
– Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
– Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
– Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
– Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
– Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
– Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
– Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
– Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
– Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
– Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
– Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
– Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
– Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
– Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
– Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
– Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
– Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
– Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
– Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
– Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
– Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
– Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
– Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
– Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
– Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
– Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
– Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
– Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
– Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
– Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
– Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
– Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
– Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
– Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
– Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
– Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
– Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
– Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
– Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
– Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
– Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
– Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
– La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

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